Segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica

Artrosi Vertebrale Lombare: Come si Riconosce e al Terapia (Efficace)

Dolore nella parte posteriore vicino alle scapole

Sovrintendente Medico Generale: dr. Giuseppe Cimaglia. Esse, sotto il profilo della molteplicità delle sofferenze e dei costi economici e sociali indotti assenze per malattia, cure, cambiamenti di lavoro, invalidità rappresentano uno dei principali problemi sanitari nel mondo del lavoro.

E' stato stimato che, per tali affezioni, i settori produttivi dell'industria statunitense spendono ogni anno una somma dell'ordine di alcune decina di migliaia di miliardi in lire italiane per trattamenti curativi e compensi assicurativi. Nei Paesi anglosassoni e scandinavi si osserva un trend assai simile. In Italia, le sindromi artrosiche sono, secondo ripetute indagini ISTAT sullo stato di salute della popolazione, le affezioni croniche di gran lunga più diffuse.

D'altro lato, le affezioni acute dell'apparato locomotore sono al secondo posto dopo le affezioni delle vie respiratorie comprendenti anche le sindromi influenzali nella prevalenza puntuale di patologie acute accusate dagli italiani. Ancora in Italia, le sindromi artrosiche sono al secondo posto tra le cause di invalidità civile. Secondo stime provenienti dagli Istituti di Medicina del Lavoro, le patologie croniche del rachide sono la prima ragione nelle richieste di parziale non idoneità al lavoro specifico.

Va d'altro canto sottolineato che molteplici possono essere i fattori extralavorativi età, sesso, fattori costituzionali, psicosociali, iatrogeni, ecc.

In letteratura è stato finora sufficientemente correlato il rapporto esistente tra attività di movimentazione manuale di carichi ed incremento del rischio di contrarre affezioni acute e croniche a carico dell'apparato locomotore ed in particolare del rachide lombare. Più recentemente è emerso il problema delle alterazioni del rachide legate alle WBV vibrazioni-scuotimenti interessanti l'intero corpo ed alla postura assunta sul lavoro. Il gruppo è stato coordinato dal sottoscritto e dal prof.

Gli obiettivi del gruppo di lavoro sono stati i seguenti:. La colonna vertebrale è costituita da un'alternanza di vertebre ossee e di dischi fibrocartilaginei. Le vertebre cervicali, dorsali e lombari restano libere ed indipendenti costituendo la parte mobile del rachide; le sacrali e le coccigee invece perdono la loro individualità, saldandosi più o meno fra loro in modo da costituire, rispettivamente, il sacro che si articola con la cintura pelvica ed il coccige.

Una vertebra consiste tipicamente di un corpo anteriore e di un arco posteriore. Il corpo ha forma approssimativamente cilindrica; l'arco vertebrale è composto da due peduncoli e due lamine, queste due ultime unite posteriormente a formare il processo spinoso. I peduncoli e le loro apofisi articolari formano le incisure vertebrali superiori ed inferiori, che nel loro insieme realizzano i forami intervertebrali per i quali passano i nervi spinali ed i vasi.

Le 24 vertebre presacrali sono distinte in tre gruppi sulla base di peculiari caratteristiche regionali, le vertebre delle zone di passaggio sono dette di transizione, presentando caratteristiche delle segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica zone contigue.

In particolare, le vertebre lombari sono le più massicce, distinguibili da quelle cervicali o dorsali per la mancanza segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica forami trasversali e di faccette articolari costali. Le articolazioni del rachide sono rappresentate da diartrosi articolazioni mobili — ad es. I mezzi di unione del rachide sono costituiti da:. I dischi intervertebrali fungono da potenti mezzi di connessione e da ammortizzatori elastici.

Sono formati, schematicamente, da alcuni strati esterni concentrici di tessuto fibroso e cellule cartilaginee anello fibroso e da una zona elastica centrale semifluida ad alto contenuto idrico nucleo polposo. I dischi fibrocartilaginei sono privi di terminazioni nervose e di vasi, eccetto che nella loro porzione più periferica. Nella regione cervicale, come in quella lombare, i dischi intervertebrali hanno forma di cuneo in quanto più alti nella loro sezione anteriore, contrariamente a quanto accade nella regione dorsale, dove i dischi hanno spessore uniforme.

La forma a cuneo accentuato del disco lombo-sacrale aiuta a minimizzare gli effetti della marcata angolazione lombo-sacrale. La colonna vertebrale, nel suo complesso, assolve ad un ruolo statico di sostegno e ad una complessa funzione statico-cinetica.

E' possibile distinguere le unità funzionali in due sezioni: quella anteriore, costituita dai corpi vertebrali e dal disco, e quella posteriore, rappresentata dalla segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica di articolazioni che pongono in reciproca connessione le due vertebre.

Il liquido nucleare gel colloidalein quanto confinato in un contenitore chiuso l'anello fibrosoobbedisce alle leggi fisiche dei liquidi sotto pressione. Esso è infatti incompressibile, per cui qualunque forza esterna applicata su una unità della sua superficie, si trasmette immodificata ad ogni unità della superficie interna del contenitore legge di Pascal.

La presenza del liquido nucleare impedisce che le sollecitazioni compressive provochino un avvicinamento dei corpi vertebrali maggiore di quello consentito dalla distensione delle fibre dell'anulus. La resistenza del rachide agli insulti meccanico-cinetici è legata anche alla presenza dei legamenti longitudinali che proteggono i dischi ventralmente e posteriormente; a livello lombare il legamento longitudinale posteriore si presenta meno sviluppato in larghezza, raggiungendo in corrispondenza dell'interspazio L5-S1 un'ampiezza pari alla metà di quella originaria.

Il rischio di erniazione discale posteriore risulta pertanto più elevato nel tratto lombare che in quelli sovrastanti. E' costituita dagli archi, dai processi trasversi, dai processi spinosi, e dalle coppie di articolazioni posteriori che pongono le vertebre in reciproca connessione.

Le faccette articolari fungono da guida per il movimento fra due vertebre adiacenti in relazione al loro orientamento spaziale lungo un asse verticale ed antero-posteriore, come nel tratto lombare, od orizzontale, come nel tratto dorsaleconsentendo o limitando la libertà di movimento dei vari segmenti della colonna.

I movimenti del rachidescaturenti dai reciproci spostamenti delle diverse unità funzionali contigue, possono essere definiti "cumulativi" nel senso che, pur estrinsecandosi in maniera più o meno apprezzabile come singoli movimenti in tutta la colonna che è situata al di sopra del sacro, essi si manifestano tangibilmente solo quando un certo numero di vertebre prendono parte al movimento stesso.

Tutti i movimenti sono eseguibili con il rachide cervicale, mentre la flesso-estensione è prevalente nel tratto segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica, la rotazione e l'inclinazione nel tratto dorsale. In sintesi, quindi, i movimenti della colonna vertebrale derivano da una sommatoria di azioni dovute principalmente: ai muscoli spinali profondi prevalentemente per il movimento di estensione del rachide che prendono inserzione sui processi spinosi e trasversi, agli spostamenti del nucleo polposo all interno dell'anulus motilità della sezione anterioreai legamenti longitudinali che impediscono flesso-estensioni eccessive e proteggono l'anello, alle articolazioni posteriori che guidano il movimento.

Va in ultimo ricordato che sebbene la cinetica flessoria sia attribuibile per gran parte al tratto lombo-sacrale il meccanismo che completa l'escursione flessoria è il movimento di rotazione della pelvi intorno all'asse segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica delle coxo-femorali.

Se il tronco viene flesso in modo naturale, la rotazione pelvica e la flessione lombare avvengono simultaneamente: mentre la pelvi inizia a ruotare, il tratto lombare subisce un iniziale appiattimento e quindi una graduale inversione della sua lordosi.

I fattori che determinano la statica e la dinamica rachidea sono dunque i seguenti:. Il metabolismo del disco intervertebrale. I dischi intervertebrali nell'adulto non possiedono un sistema vasale di nutrizione, ma ricevono le sostanze nutritive esclusivamente per diffusione attraverso le limitanti somatiche dei corpi vertebrali meccanismo predominante ed attraverso l'anello fibroso. Le strutture intradiscali che per prime risentono del deficit nutrizionale sono le cellule fibroblastiche con emivita di poche settimane produttrici delle sostanze fondamentali e delle fibre.

La sintesi cellulare degli elementi extracellulari richiede l'apporto costante di glucosio, amminoacidi, sali minerali ecc. Si comprende come sia necessario un costante ricambio per garantire l'equilibrio tra biosintesi e catabolismo delle strutture cellulari.

I meccanismi che garantiscono il ricambio metabolico nel disco sono rappresentati, principalmente, dalle variazioni del carico di pressione vertebrale e dall'assorbimento di acqua nello spazio intradiscale. L'interfaccia semipermeabile è costituita dall'anello fibroso e dai piatti cartilaginei che separano l'interstizio intradiscale da quello extradiscale, mentre le sostanze macromolecolari contenute nello spazio intradiscale sono responsabili della pressione colloidale osmotica od oncotica.

Applicando una forza meccanica pressione sul sistema osmotico si determina la fuoriuscita di liquidi dal disco con diminuzione di volume dello stesso ed aumento della concentrazione della segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica intradiscale. Nel momento in cui cessa la forza pressoria si ha un richiamo di liquidi all'interno del disco ad opera della pressione oncotica.

Il regolare alternarsi di condizioni di carico postura in piedi seduta senza appoggio, sollevamento di carico e scarico postura seduta con il rachide appoggiato e postura sdraiata sulla colonna e quindi sui dischi consente dunque una corretta nutrizione dei dischi stessi.

Sedi tessutali di origine del dolore. Come già detto i dischi intervertebrali sono privi di terminazioni nervose e quindi privi di sensibilità dolorifica; anche i legamenti gialli ed interspinosi sono insensibili agli stimoli algogeni. Al contrario il legamento longitudinale posteriore e la sinovia delle articolazioni posteriori segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica una ricca innervazione.

A livello lombo-sacrale una frequente causa di dolore irradiato è rappresentata infine dalla compressione delle radici del nervo sciatico. Fattori locali. Dal punto di vista anatomo-patologico si rilevano i seguenti reperti pur se variamente accentuati in rapporto al grado evolutivo della malattia :.

In caso di grossolana osteofitosi che determina la completa deformazione dei capi articolari si parla di artrosi deformante. La sintomatologia clinica è esclusivamente locale. Quadro radiografico. I più comuni reperti sono costituiti da:. La diagnosi di osteoartosi è dunque una diagnosi clinica, che scaturisce da un insieme di dati anamnestici, obiettivi, di laboratorio e strumentali. Non appare pertanto corretto porre diagnosi di osteoartrosi solo in presenza di reperti radiologici ad es.

Alla colonna vertebrale si localizza frequentemente al tratto cervicale e lombare. Nel primo caso spondilodiscoartrosi si hanno alterazioni dei corpi vertebrali in relazione alla progressiva disidratazione, degenerazione e schiacciamento di uno o più dischi intervertebrali adiacenti. Come già detto, i dischi intervertebrali sono composti da un anello fibroso e da un nucleo polposo: il primo rappresenta la porzione periferica, di natura consistente ed elastica, costituito da lamelle disposte concentricamente, formate da fibre collagene ed elastiche, mentre il secondo è costituito da una massa gelatinosa sferoidale posta al centro del disco intervertebrale con funzione di assorbire e ridistribuire uniformemente sulle superfici cartilaginee dei corpi vertebrali contigui, le sollecitazioni statico-dinamiche ricevute.

A causa della degenerazione discale le sollecitazioni di pressione si concentrano sui bordi dei corpi vertebrali, con sclerosi reattiva delle limitanti somatiche superiore ed inferiore e proliferazione osteofitaria marginale che, insieme alla riduzione dello spazio intersomatico, costituiscono la triade radiografica della spondilodiscoartrosi. Tutte e due le forme presentano la stessa sintomatologia: dolore locale e rigidità articolare. Possibili complicazioni sono:.

Tenendo presenti le molteplici sovrapposizioni causali di origine vertebrale e non che concorrono alla genesi di una sindrome dolorosa a localizzazione lombare è possibile individuare le seguenti forme:.

In caso di interruzione bilaterale, si avrà in una elevata percentuale di casi una spondilolistesi, ovvero lo scivolamento anteriore del corpo vertebrale, dei peduncoli, delle apofisi trasverse e dei processi articolari superiori sulla vertebra sottostante. La conferma del sospetto clinico si basa sullo studio radiologico nelle ordinarie proiezioni ortogonali, integrate dalle due proiezioni oblique; la protezione laterale è spesso assai utile per documentare lo spostamento anteriore del corpo vertebrale che non appare più allineato con i margini posteriori dei corpi vertebrali contigui.

La causa più frequente è rappresentata da alterazioni discali segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica. La lombalgia è caratterizzata da:. La lombalgia cronica è invece in rapporto a:. Gli stretti rapporti esistenti tra gli ultimi due dischi e le radici spinali L5-S1 rendono ragione della frequente sofferenza radicolare sciatalgia che si instaura a questo livello.

Abitualmente si tratta di ernia postero-laterale, dove in effetti il legamento longitudinale posteriore si assottiglia.

Segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale n. La diagnosi di malattia professionale sia tabellata che non riconosce in ogni caso due fasi:. In buona sostanza sul lavoratore grava l'onere di provare, secondo il principio generale sancito dall'art.

L'estensione della tutela, avvenuta al di fuori di una compiuta e organica disciplina normativa, in un sistema dove la previsione tabellare, con le sue tipiche caratteristiche aveva consentito di superare le difficoltà connesse alla elaborazione di una adeguata definizione giuridica di malattia professionale, ha sollevato, come è noto, un complesso di problematiche sia interpretative, di carattere giuridico e medico-legale, sia operative legate al momento gestionale del nuovo sistema.

Per le forme morbose che non trovano riscontro nell'elencazione tabellare, il lavoratore deve dunque dimostrare, secondo le norme del diritto comune, i fatti che costituiscono fondamento del diritto che intende esercitare e, cioè, l'esistenza di una malattia contratta nell'esercizio ed a causa dell'attività lavorativa prestata, che deve, ovviamente, rientrare tra quelle previste dagli articoli 1,e del Testo Unico.

A tale fine deve esibire:. Segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica la prova degli elementi di fatto del rapporto causale, questi vengono valutati differentemente nel caso di malattia tabellata e di quella extratabellata presunzione legale in un caso, onere a carico del lavoratore nell'altronon perché sia diversa la nozione di malattia professionale, ma per le caratteristiche che, a monte, contraddistinguono il sistema tabellare rispetto a quello misto.

Requisito essenziale resta in ogni caso l'esistenza del nesso eziologico fra la malattia e la lavorazione espletata, configurabile in un rapporto causale, diretto ed segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica con lo specifico rischio lavorativo. Deve, segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica, essere riconosciuto nel lavoro l'agente causale o concausale eziopatogeneticamente valido ed indispensabile a produrre lo specifico danno in osservanza del principio del rischio professionale, che, come la stessa giurisprudenza della Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato, costituisce in sostanza il presupposto essenziale di detta tutela.

Di qui la centralità che l'accertamento del rischio assume ai fini del riconoscimento della tecnopatia. In tema di malattie non tabellate, l'onere della prova degli elementi di fatto del rapporto causale lavorazione-malattia posto a carico del lavoratore rappresenta il punto di snodo della tutela aperta da cui dipende la potenzialità della tutela stessa". La prova, come noto, deve riguardare:. Sull'esposizione a rischio si deve concentrare l'attenzione per il rilievo che tale elemento assume quale supporto della diagnosi medico-legale di malattia professionale.

L'esposizione a rischio professionale deve essere considerata infatti, come già detto, il punto qualificante dello specifico sistema d'assicurazione obbligatoria, atto a differenziarlo da altre forme di tutela previdenziale degli stati inabilitanti che attengono al rischio generico malattia comune e invalidità pensionabile ovvero dalle altre forme di tutela cosiddetta privilegiata causa di servizio che prescindono dalla natura specifica del rischio.

La conferma della centralità di tale elemento per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali emerge del resto con sempre maggiore precisione dalla stessa giurisprudenza della Corte Costituzionale che ha costantemente riconosciuto una specifica rilevanza giuridica all'origine professionale dei rischi oggetto di tale assicurazione obbligatoria. Il che conferma la necessità di accertare in ogni singolo caso l'eziologia professionale delle malattie denunciate non comprese in tabella seguendo i criteri medico-legali della causalità.

Per quanto segni di cambiamenti precoci degenerative della colonna vertebrale toracica il rapporto causale, con riferimento alle considerazioni della Corte Costituzionale "sull'eziologia professionale" delle malattie non tabellate e "sulla causa specifica" da lavoro che caratterizza la malattia professionale rispetto alla malattia comune e dalle indicazioni che emergono dalle sentenze emesse dalla Corte di Cassazione in materia, detto rapporto deve essere diretto ed efficiente fatta salva comunque la possibilità del concorso di fattori causali extralavorativionde evitare che nella tutela assicurativa, incentrata sull'esposizione a rischio professionale, possano confluire stati inabilitanti tutelabili ad altro titolo malattia comune, invalidità pensionabile, invalidità da causa di servizio.

Da tempo inoltre l'Istituto persegue l'obiettivo di costruire le condizioni per una gestione del sistema di tutela delle malattie professionali efficace e dinamica, capace cioè di rispondere adeguatamente alle continue sollecitazioni provenienti dall'evoluzione tecnologica del mondo del lavoro. IL DPR. Le previsioni tabellari, in pratica, hanno recepito gran parte delle indicazioni emerse dopo la sentenza n.