Fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg

Ekaterinburg

Tirando il dolore lancinante

To browse Academia. Skip to main content. You're using an out-of-date version of Internet Explorer. Log In Sign Up. Dal nostro inviato in Unione Sovietica. Reportage di viaggio di giornalisti-scrittori italiani Alberto Zava. Any part of this publication may be reproduced, stored in a retrieval system, or transmitted in any form or by any means without permission provided that the source is fully credited.

Guido Piovene. Carlo Levi. En- rico Emanuelli. In un impianto di indagine che intende evidentemente considerare anche la stretta interazione che in esperienze di questo tipo si verifica tra la dimensione giornalistica e la sfera letteraria.

Zanzotto Partecipava con entusiasmo alle operazioni, infilandosi, tutte le volte che gli era possibile, su un S. Per ulteriori approfondimenti sulla figura e sullo spessore giornalistico e letterario di Enrico Emanuelli segnaliamo Mutterle ; Pampaloni ; Crotti ; Bàrberi Squarotti Solo tre anni dopo, nelquello stesso racconto, Il motoscafo della vittoria, di respiro dannunziano, appare sulla rivista Varietas di Milano.

Enrico Emanuelli. Nel genere del reportage Emanuelli riesce ad amalgamare efficacemente letteratura e giornalismo, conducendo la propria indagine nella realtà del paese visitato con grande attenzione alla vita e alle persone e restituendone un quadro preciso e fedele in una prosa elegante, curata e suggestiva.

Enrico Emanuelli muore a Milano nelle prime ore del 1 lugliostroncato da un infarto. Alla prima pagina del supplemento manca solo il mio articolo. La Russia, al pari di Marte, molti se la figurano come posso- no o, meglio, come fa loro comodo. Il titolo, dunque, non riguarda la qualità del mondo sovietico, ma sol- tanto una mia posizione di fronte a questo mondo. Il mio accompagnatore russo era di parere contrario.

Ma la civiltà occidentale ci ha educati frettolosi e impazienti. Ho lasciato da parte il treno con qualche rammarico. Ripensando a quanto scrivono tali visitatori stranieri, ma comunisti od ufficiali, posso ora constatare che dicono la verità: dicono quel che hanno loro fatto vedere e sentire e mangiare.

La Stampa, 29 maggio3. Nel desiderio di vedere e di capire qualche cosa, sono costretto ad escogitare piccoli espedienti che mi avviliscono. Primo: andare, in certe sere di noia, nelle vie non centrali, entrare nelle case, battere a qualche porta fingendo di cercare una persona di cui invento il nome.

Secondo: mettermi seduto sulla panchina in uno dei numerosi parchi di riposo ed attendere che il caso mi mandi qualche giovane, che non parli soltanto il russo. Mi sembra di essere un mendicante: ho pomeriggi for- tunati ed altri desolatamente vuoti.

È davvero fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg sciocchezza trasferirci volando a duemila metri di quota dalla romana piazza San Pietro alla moscovita Piazza Rossa. Non furono le sentinelle armate di corti fucili automatici che subito bloccarono i due lati del tre- no e neanche i passi dei militi che risonavano sul tetto del mio vagone, intenti ad ispezionare se ci fossero merci o persone clandestine.

Non si carichi questo silenzio di troppi significati od allusioni politiche. I mille chilometri di questo mio primo viaggio si compiono in venticinque ore, ad una media oraria di quaranta. È poco; è pochissimo se si tiene conto che non ci sono dislivelli, che la linea ferroviaria corre dritta sul- la terra come una rotta aerea.

Ma sono cose che valgono per noi. È giusto che per il russo sia nulla. Fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg dànno la sensazione fisica della vastità del Paese e fanno capire che cosa significhi muoversi su questa terra sterminata e come ogni problema diventi subito gigantesco, quasi disumano.

I fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg ambulanti, specie donne e ragazzi, offrivano polli bolliti, semi di girasole, focacce, qualche dolce e gelati ed acqua sciroppata. Allora colpiva una cosa confrontando le donne ed i ragazzi con i miei compa- gni di viaggio. Pareva che fossero ancora calati in un mondo indifferente, vicino alla povertà, alla vita risolta giorno per giorno, con qualche espediente. Il momento della sistemazione in albergo viene trattato in modo piuttosto sbrigativo, dando al frangente un aspetto sostanzialmente stru- mentale, puramente pratico.

Ero già catalogato e messo in disparte. Per un attimo mi illusi di poter subito partire e viaggiare. Fra noi stranieri se ne parlava e chi diceva sei milioni, chi sei e mezzo, qualcuno sosteneva anche di più. In un angolo un maiale, piccolo e ridicolo, cercava cibo in un mucchio di rifiuti; al suo fianco due bambini, quasi nudi, col ventre deformato, giocavano con la polvere.

Dissi che non mettevo in dubbio la verità di quella scena, ma aggiunsi che visioni del genere le avevo osservate anche in un piccolo paese nei dintorni di Mosca. In realtà continuava a pensare il contrario. In entrambi i casi lo straniero non viene accettato o respin- to per quello che è come individuo, ma per quello che il sovietico vede in lui, un Paese amico od un Paese nemico.

Sentirsi straniero, essere straniero sono sentimenti o situazioni che a Mosca si traducono in altri termini: vuol dire vedersi accolto o respinto, subito messo tra i buoni od i cattivi, i fedeli o gli infedeli. Il dato di più immediata percezione risulta quello urbanistico-architetto- nico.

Il contrasto è violento. Al nuovo del centro ed al ricordo della vecchia agiatezza, si sostituisce povertà vecchia e nuova. Tutto prende aria di cosa abbandonata, i muri, i tetti, gli infissi non più riparati da chi sa quanto tempo; ed ancora prima di vedere, si sente come si viva intasati, accatastati, in fondo a cortili interni, in camere sotto il livello della strada.

Aspettano non soltanto il loro treno, ma anche il loro turno. La se- conda: noi siamo circondati dagli Stati capitalisti, che vogliono un nuovo conflitto. La terza: noi soltanto lottiamo per la pace. Queste idee-guida, che completano il quadro del loro carattere, sono state diffuse con abilità e precedute da una sottile preparazione psicologica.

Queste due parole furono le prime che lessi su un muro arrivando al confine sovietico. Le ho poi sempre ri- trovate, come un ritornello. Scritte murali, cartelli nei giardini pubblici, voci alla radio, immagini alla televisione, parole sui giornali dicono: noi lottiamo per la pace. Adesso si alza per ringraziare velocemente i tre oratori e per avvertirci che avremo anche una declamazione di versi.

Dietro fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg tavolo va a mettersi un at- tore, di cui non ricordo il nome. Il suo vestito doppio petto blu scuro potrebbe dirsi tagliato da un sarto italiano e contrasta con quello degli altri, che indossano abiti mediocri.

Costui declama tre poesie sulla pace, per la pace ed in onore della pace. Ogni giorno tutto quanto è stato compiuto viene elogiato in cento modi; fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg più ancora, ed in mille modi, quello che si farà viene ricordato ad ogni istante.

Essa, a poco a poco, ha formato come un unico fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg 30 Enrico Emanuelli. Non so dove vadano. Probabilmente lontano dalla città, nelle piccole case di legno che sono numerose intorno alla capitale, in mezzo alle foreste. Partono il sabato sera e quasi tutti costoro possono viaggiare in automobile.

Erano arrivati nuovi orologi da polso, in metallo bianco e la voce si era sparsa. Senza andare nel reparto dove avveniva la vendita, salii al primo piano del magazzino e, da una balconata, guardai in basso. La trascorrono in lunghe attese per poter fare un qualche acquisto che, il più delle volte, non presenta possibilità di scelta.

Si vendono cappellini, di pochi tipi diversi: le donne se li misurano in fretta, se li calcano sul capo proprio, pensavo, come avrebbe fatto mia sorella, che non ha tempo né gusto per le frivolezzedànno una guardata rapida allo specchio e se ne vanno, con il loro ac- quisto, incalzate dalla marea fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg sopraggiungenti.

Le facce qui restavano fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg, oneste facce, e i cappellini non erano che dei copricapo. Mi incuriosirono quelle che mostravano i cap- pellini femminili. Erano di feltro, di paglia, qualcuno di tela e mi ricor- davo come alle nostre donne proprio il cappellino faccia capire in quale anno è stato girato un film, quando si va agli spettacoli retrospettivi.

Ma quelli che ho visto nelle vetrine di Mosca, e sulla testa di poche donne, sono certo che non avrebbero suggerito nessuna data. Erano fuori del tempo, né vecchi né moderni. Parecchie di esse passeggiarono nelle vie del centro in calzoni lunghi e maglietta, ma le donne moscovite le guardavano non persuase, anzi disapprovando. Mi guardai attorno nella sala. Parigi, Roma e New York vadano vestite come vogliono, a loro non importa e nemmeno interessa.

Uno degli aspetti che lo stesso Emanuelli sottolinea in maniera particolare e che permette un certo movimento nella scala della collocazione professionale è la possibilità Enrico Emanuelli. Nella parte di mezzo si presenta invece con qual- che innocente aspetto vanitoso ed orgoglioso e costituisce il fermento più vivace della popolazione cittadina.

Infine, nella parte più bassa, è come coperta da un velo di rassegnazione. Ma a modo loro non sono interamente infelici e bisogna che dica il perché. Entravo in una casa, battevo ad una porta qualunque e domandavo se abitava un tale di cui dicevo il nome. La cortesia e la pazienza con cui mi si faceva capire che avevo sbagliato erano commoventi; ma era anche commovente os- 36 Enrico Emanuelli. Era un vec- chio appartamento, in una casa di legno a due piani.

La scala, buia, era cigolante; in fondo al corridoio diversi odori stagnavano, eccitati dalla calura della giornata. Un bambino era a letto, altri ragazzi infastidivano la madre, un uomo leggeva in un angolo. Gli oggetti si vedevano esposti negli scaffali, contro le pareti. La com- ponente contemplativa risulta di fatto volutamente ridotta, soprattutto in rapporto a scrittori che nel binomio giornalismo-letteratura lasciano prevalere il carattere evocativo della scrittura, puntando fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg includere nel proprio resoconto, oltre alla trattazione degli accadimenti e delle situazioni vissute, anche la propria presenza stessa in qualità di protagonisti diretti, nella fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg in cui il paese visitato ha inciso sul proprio sentire.

Non aveva nulla di straordi- nario, vestiva un doppio petto scuro di taglio molto sovietico, era fango sulle articolazioni da banco a Ekaterinburg cravatta, bruno, di lineamenti regolari, soltanto gli mancava un dente, proprio nel mezzo della bocca. Quando gli feci dire chi ero, italiano e non in visita ufficiale, parve rallegrarsi come davanti ad una cosa insolita.

Lo guardai incurio- sito. È dunque una mia supposizione, ma appena gli rispondo che è vero, in Italia ci sono tre o quattro o cinque giocatori, svedesi, norvegesi o roba del genere, gli occhi di Korotkov si illuminano in modo sorprendente.

Adesso toccava a me meravigliarmi.